I nuovi distintivi della Polizia

Si è tenuta presso il Salone Belvedere del Palazzo della Consulta a Roma la cerimonia di presentazione dei nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato. Il Capo della Polizia Franco Gabrielli e le autorità in sala hanno ricevuto il benvenuto del consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione, Giovanni Grasso che ha introdotto il tema della cerimonia.

Sul palco, il giornalista Paolo Mieli insieme allo storico ed esperto di araldica Michele D’Andrea e al Capo della Polizia Franco Gabrielli hanno ripercorso i passaggi che hanno portato la Polizia di Stato dalla smilitarizzazione avvenuta nel 1981 fino all’attuale adozione dei nuovi distintivi di qualifica.

Nel corso del suo intervento il Capo della Polizia a proposito dei nuovi distintivi, ha sottolineato come “Questa operazione è un’operazione che sottolinea il vero nocciolo valoriale della legge 121. La 121 non è stata solo la legge che ha smilitarizzato ed ha consentito alle organizzazioni sindacali di fare ingresso nella nostra amministrazione. La 121 ha disegnato l’Amministrazione della pubblica sicurezza che pone al centro il ministero dell’Interno che vede nel ministro dell’Interno l’unica autorità nazionale di pubblica sicurezza e che vede nelle autorità provinciali di pubblica sicurezza, il Prefetto e il Questore, i cardini sul territorio di questa amministrazione.”

Il prefetto Gabrielli ha continuato affermando che “Con questa operazione abbiamo sottolineato come la Polizia di Stato è l’amministrazione civile ad ordinamento speciale che esprime le Autorità di pubblica sicurezza. L’autorità di pubblica sicurezza non può non esser incarnata da un’autorità civile, questo è un fondamento della nostra democrazia”.

Il Capo della Polizia ha poi continuato con un pensiero al luogo dove la presentazione è avvenuta, la sede della Corte costituzionale dicendo che “Poterlo fare nella casa dei custodi dei valori costituzionali di questo Paese dà ancora di più la sottolineatura di quello che volevamo dire con questa operazione”.

Il Prefetto ha poi concluso dicendo: “Simbolicamente avevamo bisogno di trovare un elemento che desse anche il senso del significato del corpo, dell’appartenenza. Aver realizzato attraverso l’aquila, presente sulla spallina di ogni distintivo a partire dall’agente, un fil rouge che lega il primo gradino della nostra amministrazione con l’ultimo che è il dirigente generale, dal nostro punto di vista, ha dato il senso di questa unitarietà, questa unità di questo senso di appartenenza”.




(17 luglio 2019)